«Pavia non dimentichi i suoi 50enni senza lavoro»

La Provincia Pavese — 29 marzo 2015
Le riflessioni del vescovo Giovanni Giudici che ha da poco annunciato le sue dimissioni. «Sindacalisti e imprenditori si parlino e uniscano i loro sforzi»

 

«Mi preoccupa la situazione di tanti pavesi che perdono il lavoro a 40-50 anni. Hanno famiglie da mantenere, figli da far crescere, sogni da inseguire. Papa Francesco lo ha ricordato proprio di recente: se non si riesce a portare a casa il pane si perde il senso della dignità»: Giovanni Giudici, vescovo di Pavia, pensa ancora agli oltre 4.500 over 45 che ogni anno, in provincia di Pavia, vanno a gonfiare gli elenchi dei Centri per l’impiego. L’emergenza lavoro assilla il presule, anche in questo ultimo week end, molto intenso sul piano personale e religioso. Venerdì sera, in Duomo il concerto-evento con il coro della Scala; ieri mattina, l’ordinazione di due giovani diaconi (Giovanni Iacono e Luca Tentori, volontario alla Casa d’accoglienza di Belgioioso); ieri sera, infine, la Veglia di preghiera delle Palme, con i giovani. Da una serata di celebrazione e bilanci, quasi alla fine del suo mandato episcopale (il 6 marzo scorso Giudici ha affidato al Papa le sue dimissioni) a una giornata dedicata al futuro della Chiesa pavese. In mezzo i problemi della società. Sullo sfondo la malattia (il vescovo è da tempo in dialisi).

Monsignor Giudici, cosa le ha regalato il concerto in Duomo?
«L’emozione di uno spazio ritrovato, di una casa accogliente per tutti. Credo che molti, di quelli presenti venerdì sera, non avessero mai visto il Duomo. Ecco: lo sforzo fatto continua a dare i suoi frutti».

Monsignore, ma se questo impegno per riaprire il Duomo, si fosse concretizzato in piena recessione, in tempi di crisi, lei avrebbe comunque insistito?
«I soldi erano stati stanziati dai governi passati. Non si può, poi, trascurare il fatto di come la riapertura del Duomo abbia offerto lavoro a tante persone. Questo spazio, ora, è aperto alla città e non solo».

Tanti pavesi sono alle corde. Nella sede di Confindustria, nei giorni scorsi, ha chiesto la nascita di un’alleanza sociale. Come si può farla?
«Partendo dal dialogo. Ho avvicinato in questi anni sia i sindacalisti che gli imprenditori. Si devono unire subito gli sforzi per offrire occasioni di lavoro. La Diocesi si è messa in campo con lo sportello Amico Lavoro e con il Compralavoro. Ma senza un’ampia alleanza sociale non si va avanti. È l’ora del fare. È il mio augurio per la Pasqua».

Quale situazione di crisi le lascia il segno più forte?
«La sofferenza di chi resta senza lavoro a 40-50 anni. Non si può essere messi ai margini quando si ha ancora tanto da dare».

Recessione: un po’ di speranza dove la vede?
«Noto, negli ultimi tempi, una inversione di tendenza sul fronte occupazione. Ci sono segnali di maggior impegno, di cose che stanno nascendo. Inoltre, avverto come anche l’Università stia cercando di coinvolgere maggiormente gli studenti in progetti di crescita sociale».

C’è un atteggiamento dei pavesi, uno schema che vorrebbe veder cambiato?
«In generale quello di non porsi le domande cruciali, senza perdersi in dettagli o altre cose superficiali».

Facciamola, questa domanda, monsignore.
«È decisivo chiedersi: ma quale è il mio rapporto con gli altri? Ma chiederselo, davvero. Non a caso ho insistito per creare un Tavolo del dialogo.

La stessa domanda vale anche per i politici e chi ha responsabilità pubbliche negli ospedali, ad esempio?
«Certo. Il nostro rapporto con gli altri muove le nostre scelte e le nostre decisioni. Meno occasioni di tensione ci sono, meglio si risolvono i problemi».

Il Papa ha indetto l’Anno Santa della misericordia. Ma che significa misericordia?
« Misericordia con noi stessi, prima di tutto. Accettare i propri limiti per non scaricare poi sugli altri, le nostre tensioni. Cercare il dialogo con noi stessi e quindi con il prossimo».

Monsignore, cosa pensa di fare una volta lasciata la Curia di Pavia. In pratica, cosa fa un vescovo in pensione?
«Continuerò a fare quello che ho sempre fatto: il prete».

In effetti anche il Papa sta facendo cose da prete qualunque.
«Esatto. E le fa bene. Un buon esempio da seguire».

 

«Pavia non dimentichi i suoi 50enni senza lavoro»
«Pavia non dimentichi i suoi 50enni senza lavoro»

La Provincia Pavese — 29 marzo 2015

 

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Il vescovo di Pavia monsignor Giovanni Giudici