Un “Patto del lavoro” per Pavia

Un patto sociale per il lavoro: un insieme di “buone pratiche” che metta in contatto chi il lavoro lo cerca e le aziende che possono offrirlo.

Primo: Il lavoro libero. La vera libertà del lavoro significa che l’uomo, proseguendo l’opera del Creatore, fa sì che il mondo ritrovi il suo fine: essere opera di Dio che, nel lavoro compiuto, incarna e prolunga l’immagine della sua presenza nella creazione e nella storia dell’uomo. Dobbiamo far sì che il lavoro non sia strumento di alienazione, ma di speranza e di vita nuova. Cioè, che il lavoro sia libero.

Secondo: il lavoro creativo. Ogni uomo porta in sé un’originale e unica capacità di trarre da sé e dalle persone che lavorano con lui il bene che Dio gli ha posto nel cuore. Ma questo può avvenire quando si permette all’uomo di esprimere in libertà e creatività alcune forme di impresa, di lavoro collaborativo svolto in comunità che consentano a lui e ad altre persone un pieno sviluppo economico e sociale. Non possiamo tarpare le ali a quanti, in particolare giovani, hanno tanto da dare con la loro intelligenza e capacità; essi vanno liberati dai pesi che li opprimono e impediscono loro di entrare a pieno diritto e quanto prima nel mondo del lavoro.

Terzo: il lavoro partecipativo. Per poter incidere nella realtà, l’uomo è chiamato ad esprimere il lavoro secondo la logica che più gli è propria, quella relazionale. La logica relazionale, cioè vedere sempre nel fine del lavoro il volto dell’altro e la collaborazione responsabile con altre persone. Lì dove, a causa di una visione economicistica, come quella che ho detto prima, si pensa all’uomo in chiave egoistica e agli altri come mezzi e non come fini, il lavoro perde il suo senso primario di continuazione dell’opera di Dio, e per questo è opera di un idolo; l’opera di Dio, invece, è destinata a tutta l’umanità, perché tutti possano beneficiarne.

E quarto, il lavoro solidale. Ogni giorno incontriamo persone che hanno perso il lavoro o in cerca di occupazione. Quante persone in cerca di occupazione, persone che vogliono portare a casa il pane: non solo mangiare, ma portare da mangiare, questa è la dignità. Il pane per la loro famiglia. A queste persone bisogna dare una risposta. In primo luogo, è doveroso offrire la propria vicinanza, la propria solidarietà. Ma poi bisogna anche dare strumenti ed opportunità adeguate. È necessario l’impegno delle Associazioni e dei Servizi che firmeranno il Patto per contribuire ad offrire queste opportunità di lavoro e di nuovi percorsi di impiego e di professionalità.

Dunque: libertà, creatività, partecipazione e solidarietà. E al Giubileo delle Acli Papa Francesco ribadiva: «Basta un niente oggi per diventare poveri: la perdita del lavoro, un anziano non più autosufficiente, una malattia in famiglia, persino – pensate il terribile paradosso – la nascita di un figlio: ti può portare tanti problemi, se sei senza lavoro. È un’importante battaglia culturale, quella di considerare il welfare una infrastruttura dello sviluppo e non un costo». Sentiamoci come comunità cristiana interpellati perché il lavoro nelle nostre realtà, sia stimolato dal Compralavoro, e trovi garanzie di continuità e generosità e non si senta intrappolato dalle stesse logiche che hanno preferito arricchire la finanza all’investimento sul lavoro e la dignità delle persone. C’è più gioia nel dare che nel ricevere, un Paese infecondo e che dona i suoi migliori studenti al lavoro all’estero potrebbe investire sul futuro delle famiglie e del Paese creando il lavoro e contribuendo alla dignità dei lavoratori come espressione del comandamento dell’amore.

Don Franco Tassone
Responsabile Pastorale Sociale e del Lavoro

 

La Diocesi lancia il Patto per il lavoro
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Appello alle imprese
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